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Affettati e grassi: fonti di energia da consumare con attenzione

A cura del Dr. Tommaso Amendola, dietista Renale presso il Policlinico Gemelli, presidio Columbus.

La gestione nutrizionale del paziente con malattia renale cronica rappresenta una componente fondamentale della terapia, ma allo stesso tempo una delle più complesse. Tra gli aspetti che generano maggiori dubbi e difficoltà rientra sicuramente la scelta e il corretto utilizzo dei grassi e degli affettati, alimenti molto presenti nella dieta quotidiana ma potenzialmente critici per la funzionalità renale e cardiovascolare.

Per quanto riguarda i grassi, l’obiettivo principale è quello di tutelare la qualità dell’apporto lipidico. È noto come i grassi saturi, se consumati in eccesso, possano contribuire negativamente alla salute cardiovascolare, già spesso compromessa nei pazienti con malattia renale cronica. Per questo motivo è fondamentale prediligere i grassi insaturi, che svolgono un ruolo più favorevole sull’organismo.
In questo contesto, l’olio extravergine di oliva rappresenta il cardine dell’alimentazione. Ricco di acidi grassi monoinsaturi e di composti antiossidanti, è un valido supporto nutrizionale e una fonte di energia importante. Le porzioni devono sempre essere adattate al piano alimentare individuale, ma in generale si può fare riferimento a un cucchiaio da tavola per pasto, pari a circa 10 grammi, quantità adeguata per garantire un buon apporto energetico senza eccedere.
Parallelamente, è necessario limitare il consumo di burro e di altri grassi ricchi di acidi grassi saturi. Sebbene possano risultare appetibili, questi alimenti non offrono vantaggi dal punto di vista cardiovascolare e il loro utilizzo dovrebbe essere occasionale e attentamente controllato. Anche in questo caso, il rispetto delle porzioni rappresenta uno strumento fondamentale per mantenere l’equilibrio nutrizionale.

Un discorso a parte meritano gli affettati, spesso sottovalutati ma potenzialmente problematici nella dieta del paziente nefropatico. In linea generale, il consumo non dovrebbe superare i 30–40 grammi per porzione. Tuttavia, l’aspetto più importante è la lettura attenta dell’etichetta. Conservanti, additivi, fosfati e un elevato contenuto di potassio possono rappresentare un rischio concreto per la funzionalità renale e devono essere evitati.

In conclusione, i grassi non devono essere demonizzati ma scelti con consapevolezza. Se utilizzati correttamente, rappresentano un supporto essenziale nella terapia nutrizionale dell’insufficienza renale cronica, contribuendo al mantenimento dello stato nutrizionale e al miglioramento della qualità di vita del paziente. La chiave resta sempre l’educazione alimentare e la personalizzazione del piano dietetico.

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